Il vero fascismo non è prendere a manganellate chi la pensa diversamente. Il vero fascismo è la normanità dell'odio; tanto normale da non sembrare nemmeno più odio ma solo un'opinione come un'altra. In questo l'Italia è rimasta un paese fascista.


venerdì 1 luglio 2011

Salute e industrial...


Soffro di claustrofobia e oggi ho fatto una risonanza magnetica alla schiena e al collo, è stata la prima e spero anche l’ultima.

Per 15 minuti sono rimasto infilato in un tubo dove, con il collo bloccato da un marchingegno che ricordava quelli che ti inchiodano al sedile dell’ottovolante, sono stato assordato da ogni tipo di clangore che mi sembrava di essere da Second Layer a Londra. A un certo punto si era creato un loop infernale che sembrava di avere i  Suicide che mi martellavano nelle orecchie “Rocket U.S.A.”

Ero sudato come un’anguria e avrei confessato anche l’omicidio di Giulio Cesare pur di uscire da lì… che esperienza allucinante!

Aloha.

mercoledì 29 giugno 2011

Bye, bye Wildman...

Larry "Wildman" Fischer
(Los Angeles, 6 novembre 1944 – Los Angeles, 16 giugno 2011)


R.i.p.

lunedì 27 giugno 2011

Man Ray @ Museo d'Arte, Lugano



Trasferta elvetica, ché a Milano le esposizioni di un certo livello scarseggiano ormai da parecchio tempo, venerdì 27 maggio per poter visitare l’esposizione che la città di Lugano ha deciso di dedicare alle opere di Man Ray, poliedrico artista statunitense di origini russe nato a Filadelfia, ospitate nella spartana e austera sede del Museo d’Arte.

Donne dagli sguardi intensi, dai lineamenti decisi e dai fisici quasi mascolini, insomma tipe “toste” quelle immortalate da Ray, come la marchesa Luisa Casati (già raffigurata da Giovanni Boldini nel 1908) fotografata nel 1922, Meret Oppenheim sua musa negli anni ‘30 ma soprattutto la conturbante e luciferina Juliet Browner: moglie e musa sposata nel 1946.
Molti anche gli amici che Ray immortalò: da Henri Matisse a Erik Satie, da Jean Cocteau a Pablo Picasso.

Propedeutico alla visita è stato un eccellente risotto con punte d’asparagi gustato presso l’ "Orologio", storico ristorante cittadino dal fantasioso nome...

Aloha.

venerdì 24 giugno 2011

Bye bye, tenente Colombo

Peter Falk
(New York, 16 settembre 1927 – Beverly Hills, 23 giugno 2011)


r.i.p.

giovedì 23 giugno 2011

Vita da punk...


“Trovarsi nel posto giusto al momento giusto e mandare tutto un po’ a culo” potrebbe essere il sottotitolo di “Oltre l’avenue D”.
L’autore è Philippe Marcadé, classe 1954, francese arrivato negli States diciassettenne, testimone oculare della nascita della scena punk newyorkese e fondatore dell’oscura blues band chiamata The Senders.

Il libro abbraccia il decennio 1972-1982 e racconta, attraverso gli occhi di chi li ha vissuti, splendori e miserie del punk rock nella Grande Mela, concerti epici in locali leggendari intrecciati con l’emarginazione, l’eroina e l’AIDS .
Mercadé ha conosciuto e ha suonato con i maggiori artisti dell’epoca come Johnny Thunders, Wayne Kramer, Debbie Harry, Dee Dee Ramone, Mink DeVille, Arthur “Killer” Kane e tantissimi altri artisti che infiammavano le serate al CBGB’s e al Max’s Kansas City e con alcuni di loro ha stretto anche forti e, troppo spesso, tossiche amicizie.

Purtroppo le 191 pagine del libro risultano un lungo elenco di fatti e aneddoti, a volte divertenti ma molto più spesso tragici, senza alcun barlume di analisi dell’epocale fenomeno di cui Marcadé è stato testimone oculare e in minima parte artefice.
Sembra quasi che l’autore si sia limitato a premere il tasto rewind della propria memoria e acriticamente abbia iniziato a scrivere i propri ricordi di reduce, di sopravvissuto.
La stessa prefazione di Legs McNeil più che illustrare i contenuti del libro è uno spottone, di cui nessuno sentiva il bisogno, per il proprio “Please, kill me” e l’introduzione di Debbie Harry è una striminzita mezza paginetta con il racconto di un episodio di cui si leggerà poi nelle pagine successive.

Nulla di nuovo sotto il sole e, purtroppo, un’altra occasione mancata.

Aloha

martedì 21 giugno 2011

Sogni strani...



Venerdì notte ho sognato di essere una supposta che era stata chiamata a compiere il proprio dovere.
Con fatica e difficoltà mi stavo facendo strada nel buio più completo quando qualcuno, con l’accento e la voce di Vittorio Feltri, pieno di presuntuosa arroganza, ha tuonato: “Scansati! E portami rispetto, tu non sai chi sono io!”.
Non ho risposto per le rime, come spesso mi capita di fare nella vita reale, anzi mi sono fatto cortesemente da parte perché, anche al buio, sapevo bene di essere di fronte solo a un gigantesco stronzo.

Aloha.

lunedì 30 maggio 2011

Milano torna radical-chic...



Basta con i completi gessati da agente Tecnocasa!
Basta con le cravatte regimental simil nobiltà anglosassone!
Basta con i volgari e inquinanti SUV!

Finalmente torneranno le Clarks  e i golf in cachemire (solo triplo filo, of course!) a bordo di ben più discrete ed eleganti Aston Martin…

Aloha!

sabato 28 maggio 2011

Bye bye, Gil

Gil Scott-Heron
(Chicago, 1 aprile 1949 – New York, 27 maggio 2011)

Suo il famosissimo “uno, dos… uno, dos, tres, quatro”, incipit di "The bottle” , campionato anche nei peggiori studi di registrazione di Caracas…

Io sono particolarmente affezionato a “B-movie” tratto da “Reflections” del 1981.

R.i.p.

domenica 8 maggio 2011

Risotto con asparagi e concerto, what else?


Risotto con asparagi
Ingredienti (per 4 persone) : riso carnaroli 400 gr., asparagi 1 kg., brodo vegetale 1,2 lt., parmigiano reggiano grattugiato 4 cucchiai da tavola, burro 60 gr., olio 1 cuchiaio da tavola, sale e pepe q.b.

Preparazione : lavare gli asparagi, eliminare la parte più coriacea vicino alle radici. Tagliare le punte e tenerle da parte. Tagliare il tronco degli asparagi a piccoli pezzetti e tenerli da parte. Fare sciogliere 30 gr. di burro in due tegami e quando sarà leggermente colorito inserire in uno le punte e nell’altro i pezzetti; salare, pepare e aggiungere poca acqua. Cuocere le punte al dente, circa 10 minuti, e tenerle da parte.
Portare a cottura gli asparagi a pezzetti finché saranno ben cotti 15/20 minuti quindi renderli una crema con un frullatore a immersione e tenerli da parte.
In una casseruola fare sciogliere 30gr. di burro e due cucchiai d’olio e tostare il riso quindi iniziare ad aggiungere un paio di ramaioli di brodo. Proseguire la cottura aggiungendo un po’ di brodo alla volta.
A ¾ della cottura aggiungere un po’ di crema di asparagi, è difficile dare una quantità precisa ma la crema deve avvolgere il riso senza annegarlo.
A fine cottura aggiungere il burro rimasto freddissimo, il parmigiano e amalgamare bene. Eventualmente aggiustate di sale.
Fare riposare coperto per un paio di minuti e poi servire nei piatti con le punte degli asparagi come decorazione.
Se dopo il riposo il risotto non dovesse risultare abbastanza morbido aggiungete pochissimo brodo caldo.

La qualità del risotto era inversamente proporzionale a quella della foto che così indegnamente lo raffigura.

Il Bitte è un circolo ARCI dall’atmosfera berlinese in via Watt (zona Navigli) ma fuori dalle rotte della pseudo-movida milanese palestrata e lampadata.
Sul palco i Peter Sellers & The Hollywood Party, storica band milanese della nouvelle vague neo psichedelica di fine anni ’80, alla loro terza apparizione live dopo uno iato di oltre vent’anni.
Il mio sarebbe ovviamente un parere di parte quindi non lo scriverò. Dirò solo che non c’è alcuna ombra di stantia nostalgia nell’esecuzione dei vecchi brani e che quello nuovo, “In the city”, è proprio bello, e questo mi basta.

Aloha.

p.s.:
Avviso ai musicanti: Pregasi di non togliere dalle future set list “Chaotic Shampoo & Strange Rock 'N' Roll”, please… eh…eh…eh…

domenica 1 maggio 2011

Matisse @ Museo di Santa Giulia, Brescia


Devo dire che, dopo la recente e cocente delusione provata per la visita a “Arcimboldo” presso il Palazzo Reale di Milano, ho affrontato “Matisse – la seduzione di Michelangelo” con molto scetticismo. Invece l’esposizione vista ieri a Brescia nella suggestiva struttura dell’antico monastero benedettino femminile che ora ospita il Museo di Santa Giulia è stata una delle più appaganti visitate quest’anno.

L’opera del poliedrico artista francese è ben rappresentata dalle oltre 180 opere esposte e che vanno dalla primitiva ma intensa statua in bronzo de “Il servo” del 1903 al meraviglioso arazzo “Polinesia, cielo” realizzato nel 1950, solo quattro anni prima della sua scomparsa a 85 anni.
Nel mezzo un turbinio di stili, tecniche e materiali a testimonianza dell’inesauribile desiderio di ricerca di Matisse.
Numerose le litografie, tra cui spiccano “Nudo seduto con braccia distese” del 1925 e “Grande maschera” del 1944.
Altrettanto presenti i bronzi come “La Serpentina” del 1909 e “Nudo disteso” del 1927, uno dei temi più ricorrenti.
Semplicemente commoventi le due grandi stampe su lino “Oceania, mare” e “Oceania, cielo” del 1946.
La conturbante ed evocativa serie dedicata alle odalische, dipinte nella prima metà degli anni ‘20 dopo alcuni viaggi in Tunisia e Marocco.
I gouache che tanto hanno reso famoso Matisse ma che non sono tra le mie opere preferite.
Un’interessante quanto unica vetrata realizzata in vetro trasparente colorato e smerigliato legato con il piombo.

Un’esposizione che vale assolutamente il viaggio a Brescia.

E a coronamento di questa soddisfacente visita un gustoso pranzo in quel di Erbusco…