Il vero fascismo non è prendere a manganellate chi la pensa diversamente. Il vero fascismo è la normanità dell'odio; tanto normale da non sembrare nemmeno più odio ma solo un'opinione come un'altra. In questo l'Italia è rimasta un paese fascista.


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sabato 11 agosto 2012

Bramantino a Milano



Sfidando la canicola milanese, ieri pomeriggio ho visitato, presso la Sala del Tesoro e la Sala della Balla del Castello Sforzesco, la mostra dedicata a Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino.

La mostra è autoprodotta dal Comune di Milano e rientra in un più vasto progetto di rivalutazione e divulgazione dell’importante e corposo patrimonio artistico e culturale milanese.
Come la mostra Addio Anni ’70 anche questa sul Bramantino è gratis e in un momento così buio e incerto per il Paese è veramente con grande piacere che si apprezza questo genere di iniziativa che si era completamente perduto durante i cinque anni della sciagurata gestione Moratti.

La sede sforzesca, oltre a essere sempre particolarmente suggestiva, era anche l’unica possibile a ospitare la mostra per la presenza di due gruppi di opere praticamente non spostabili: l’affresco che raffigura Argo, il mitologico guardiano, nella Sala del Tesoro e la serie di dodici arazzi che rappresentano i mesi dell’anno, eseguiti da tale Maestro Benedetto su disegni del Bramantino, le cui dimensioni – circa 5 metri per lato – ne rendono molto difficile il trasloco dalla Sala della Balla ad altre sedi.
Le altre opere esposte, tutte a carattere religioso, provengono esclusivamente da sedi del patrimonio artistico cittadino come la Pinacoteca di Brera, la Biblioteca Ambrosiana e solo un’opera, un San Sebastiano, proviene da una collezione privata.

È un’esposizione semplice, senza sfarzo né fronzoli, a riprova che se c’è la sostanza per organizzare un evento di sicuro interesse e valore non occorrono fiocchi e lustrini ma solamente mettere in funzione i neuroni e rimboccarsi le maniche.

Tutte le opere esposte più altre ancora sono contenute nell'interessante e molto ben realizzato catalogo pubblicato per l'occasione.
Bramantino a Milano è visitabile fino al 25 settembre 2012 dal martedì alla domenica dalle 9:00 alle 17:30, l’ultimo ingresso è alle 17:00.

Buona visita.

martedì 17 luglio 2012

Le luci di New York di Saul Leiter @ Fondazione FORMA, Milano



Che bello poter visitare un’esposizione di mattina, sembra che lo spazio sia aperto solo per te. E’ una soddisfazione, quasi un piacere, impagabile.

La Fondazione FORMA è forse il più bello spazio espositivo che Milano offre per mostre fotografiche: grande, ben disegnato, arioso e luminoso.
Anche esposizioni modeste acquistano molto più fascino se presentate nell’ex deposito dell’ATM in Piazza Tito Lucrezio Caro.

Attualmente sono visitabili, fino al 16 settembre e al modico prezzo di 7,50 €uro sconti esclusi, due personali: Le luci di New York di Saul Leiter e Zingari di Josef Koudelka. Troppo piccola la prima, troppo grande la seconda.

Leiter è un arzillo ottantanovenne originario di Pittsburgh ma residente a New York da eoni e ancora in attività.
Nel corso della sua carriera ha lavorato per tantissime riviste tra cui: Harper’s Bazaar, Esquire, Life, Vogue, Elle.
Una delle passioni di Leiter è quella di fotografare la quotidianità di New York cogliendo, spesso attraverso inquadrature inusuali, persone, oggetti e situazioni del suo quartiere.
Molto belle le foto di New York innevata scattate attorno agli anni ’50. Alcune sono prese attraverso i vetri appannati di negozi, altre direttamente in strada. Interessantissimo il suo uso delle immagini riflesse in vetrine e specchi. I suoi nudi non sono mai banali né morbosi ma molto solari e naturali.
Bellissime la foto di John Coltrane in un fumoso locale newyorkese e quella della figlia quattrenne di un suo amico, Joanna.

Zingari è un importante reportage realizzato in Romania nel 1967 da Josef Koudelka, ingegnere aeronautico ceco da sempre prestato alla fotografia.
Scatti rigorosamente in bianco e nero di grande impatto ma oltre 100 foto monotematiche a me hanno sinceramente un po’ annoiato.

Due mostre, soprattutto quella di Leiter, che vale la pena visitare.

Aloha.

domenica 15 luglio 2012

Addio anni ’70 @ Palazzo Reale, Milano e “Antica focacceria S. Francesco”



La Milano degli anni ’70 è spesso rappresentata e ricordata dalla foto di un dimostrante di Autonomia Operaia con il passamontagna, solo, in mezzo a via De Amicis, con le gambe divaricate e le braccia tese a impugnare con tutte e due le mani una pistola puntata verso la polizia. Era il 14 maggio 1977 e nel corso di quella sparatoria venne assassinato un agente di polizia, io non avevo ancora 18 anni e gli anni ’70, nel bene e nel male, li ho vissuti tutti.

Per fortuna Milano non era solo la città degli omicidi, delle stragi, delle ammorbanti manifestazioni del sabato pomeriggio che se andava bene paralizzavano il centro città e se andava male lo mettevano a ferro e fuoco, dove se eri abbigliato in un modo piuttosto che in un altro rischiavi le sprangate dai comunisti o le coltellate dai fascisti.

Milano era una città culturalmente vivissima con concerti musicali di ogni genere (da Frank Zappa al Velodromo Vigorelli nel ’74 alla delirante Sesta edizione della Festa del Proletariato Giovanile nel ’76 a John Cage al Teatro Lirico nel ’77, ho avuto la fortuna di essere presente a tutti e tre gli eventi), con le numerose gallerie d’arte come quelle di Massimo Valsecchi o Carla Pellegrini che animavano via Manzoni, con le prime sfilate di moda di un giovane di belle speranze chiamato Giorgio Armani, con le splendide fotografie di Carla Cerati che ne immortalava la mondanità e le celeberrime “Verifiche” di Ugo Mulas, con l’artista bulgaro naturalizzato americano Christo che nel 1970 impacchettò la statua di Vittorio Emanuele II in Piazza del Duomo.
Questa Milano, e molto altro ancora, è quella che si può vedere a Palazzo Reale fino al prossimo 2 settembre.

La mostra che raccoglie, tra le altre, opere di Arnaldo Pomodoro, Luciano Fabro, Nanni Balestrini e i già citati Christo, Carla Cerati, Ugo Mulas, filmati di rappresentazioni teatrali o performance e registrazioni audio è, purtroppo, organizzata in modo abbastanza abborracciato e caotico con pochissime didascalie e nessuna spiegazione, senza un apparente filo logico tanto da mandare in confusione anche il più preparato e volenteroso dei visitatori.
La mostra è stata autoprodotta dal Comune di Milano e si può capire che l’amministrazione guidata da Giuliano Pisapia volesse dare un segnale forte alla città portata al coma culturale dalle amministrazioni targate Formentini/Albertini/Moratti ma si poteva fare decisamente meglio oltre a non far pagare il biglietto d’ingresso.

Dopo la visita mi hanno portato a cena in un locale di specialità siciliane la "Antica focacceria S.Francesco" al n.15 di via San Paolo.

Ho mangiato una buonissima focaccia maritata (milza, ricotta e provolone), un’ottima caponata il tutto innaffiato con un robusto insolia della Cantina Cusumano, una granita al limone con brioche e un caffè, il tutto a miserabili 17,00 €uro a cranio. Ottimo passito offerto dalla casa.

Riassumendo: cibo eccellente con ottimo rapporto qualità/prezzo, luogo carino anche se un po' lezioso, servizio veloce e professionale (c'è una giovane cameriera carinissima).

Se siete da quelle parti ve lo consiglio ma abbiate cura di prenotare ché noi abbiamo fatto un po' fatica a farci dare un tavolo senza aver riservato.

Aloha.

domenica 3 luglio 2011

Boldini e la Belle Epoque @ Villa Olmo, Como


Mi tolgo subito il sassolino dalla scarpa ed esordisco con quello che di questa esposizione, visitata ieri, mi ha deluso: non c’era esposto nemmeno un ritratto della Marchesa Luisa Casati.

Passiamo ora agli aspetti positivi che mi hanno dato piacere e gioia, in primis la location: Villa Olmo, residenza estiva dei marchesi Odescalchi realizzata, nel 1797, in stile neoclassico dall’architetto ticinese Simone Cantoni sulla riva ovest del lago di Como.
Sale, salotti, salottini, boudoir, il grande salone delle feste con tanto di balconata e addirittura un piccolo teatro con un centinaio di posti (all’epoca non c’era il cinema e i poveri marchesi s’arrangiavano come potevano …), perfettamente tenuti in tutta la loro opulenza fatta di stucchi, dorature, statue, affreschi, sono la perfetta cornice per le altrettanto seducenti opere di Giovanni Boldini e di alcuni suoi contemporanei italiani che hanno immortalato con le loro pennellate la Parigi, ma soprattutto le donne, della Belle Epoque.

Non ho le competenze per descrive da un punto di vista tecnico i quadri che ho visto, e anche se le avessi troverei la cosa di una noia mortale, mi limiterò, quindi, a segnalare quelli che mi hanno più colpito, interessato e anche emozionato.
La conturbante “Treccia bionda” del 1891, lo splendido profilo di “Alaide Banti con l’ombrellino” del 1885, il malizioso e intimo “La toilette” del 1880, la fatale e glamorous “Mademoiselle de Nemidoff” del 1908, la spensierata e virginale “Emiliana Concha de Ossa” giovanissima cilena ritratta nel 1901, la sofisticatissima e glaciale "Miss Rita Philip Lyding" ritratta nel 1911, la testimonianza della sfiancante vita delle dame della borghesia parigina di “Dopo il ballo” del 1884 e per finire la diafana e sensuale schiena de “La cantante mondana” effigiata nel proprio studio nel 1884.
Degli altri pittori presenti mi sono piaciute molto la semplicità della bellezza della “Fanciulla con fascio di fiori” del 1909 a opera di Federico Zandomeneghi e la modernità di “Sul molo di Venezia” dipinto da Ettore Tito nel 1900.

E dopo aver nutrito lo spirito non potevo certo trascurare il mio palato che è stato deliziato da un semplice ma sublime riso con pesce persico in quel di Varenna, giusto sull’altra sponda del lago.

Aloha.

lunedì 27 giugno 2011

Man Ray @ Museo d'Arte, Lugano



Trasferta elvetica, ché a Milano le esposizioni di un certo livello scarseggiano ormai da parecchio tempo, venerdì 27 maggio per poter visitare l’esposizione che la città di Lugano ha deciso di dedicare alle opere di Man Ray, poliedrico artista statunitense di origini russe nato a Filadelfia, ospitate nella spartana e austera sede del Museo d’Arte.

Donne dagli sguardi intensi, dai lineamenti decisi e dai fisici quasi mascolini, insomma tipe “toste” quelle immortalate da Ray, come la marchesa Luisa Casati (già raffigurata da Giovanni Boldini nel 1908) fotografata nel 1922, Meret Oppenheim sua musa negli anni ‘30 ma soprattutto la conturbante e luciferina Juliet Browner: moglie e musa sposata nel 1946.
Molti anche gli amici che Ray immortalò: da Henri Matisse a Erik Satie, da Jean Cocteau a Pablo Picasso.

Propedeutico alla visita è stato un eccellente risotto con punte d’asparagi gustato presso l’ "Orologio", storico ristorante cittadino dal fantasioso nome...

Aloha.

domenica 1 maggio 2011

Matisse @ Museo di Santa Giulia, Brescia


Devo dire che, dopo la recente e cocente delusione provata per la visita a “Arcimboldo” presso il Palazzo Reale di Milano, ho affrontato “Matisse – la seduzione di Michelangelo” con molto scetticismo. Invece l’esposizione vista ieri a Brescia nella suggestiva struttura dell’antico monastero benedettino femminile che ora ospita il Museo di Santa Giulia è stata una delle più appaganti visitate quest’anno.

L’opera del poliedrico artista francese è ben rappresentata dalle oltre 180 opere esposte e che vanno dalla primitiva ma intensa statua in bronzo de “Il servo” del 1903 al meraviglioso arazzo “Polinesia, cielo” realizzato nel 1950, solo quattro anni prima della sua scomparsa a 85 anni.
Nel mezzo un turbinio di stili, tecniche e materiali a testimonianza dell’inesauribile desiderio di ricerca di Matisse.
Numerose le litografie, tra cui spiccano “Nudo seduto con braccia distese” del 1925 e “Grande maschera” del 1944.
Altrettanto presenti i bronzi come “La Serpentina” del 1909 e “Nudo disteso” del 1927, uno dei temi più ricorrenti.
Semplicemente commoventi le due grandi stampe su lino “Oceania, mare” e “Oceania, cielo” del 1946.
La conturbante ed evocativa serie dedicata alle odalische, dipinte nella prima metà degli anni ‘20 dopo alcuni viaggi in Tunisia e Marocco.
I gouache che tanto hanno reso famoso Matisse ma che non sono tra le mie opere preferite.
Un’interessante quanto unica vetrata realizzata in vetro trasparente colorato e smerigliato legato con il piombo.

Un’esposizione che vale assolutamente il viaggio a Brescia.

E a coronamento di questa soddisfacente visita un gustoso pranzo in quel di Erbusco…