Il vero fascismo non è prendere a manganellate chi la pensa diversamente. Il vero fascismo è la normanità dell'odio; tanto normale da non sembrare nemmeno più odio ma solo un'opinione come un'altra. In questo l'Italia è rimasta un paese fascista.


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domenica 26 maggio 2013

Chris & Cosey @ Museo della Scienza e della Tecnologia, Milano


In un clima decisamente invernale, ieri sera al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.
 
Lorenzo Senni: un inutile spreco di energia elettrica.
Morphosis: dal Libano con furore e rigore.
Chrono: perché?
Raime: sopravvalutati, tristi e noiosi.
Chris & Cosey: immensi. Solo sentirli eseguire "Driving Blind" è valso il (simbolico) prezzo del biglietto.
Il pubblico: priceless.
Il luogo: ideale per il genere suonato.
L'organizzazione: abborracciata, dilettantesca, all'italiana.
 
Aloha.

domenica 24 marzo 2013

Damo Suzuki Network @ Studio75 & Swans @ Officine Creative Ansaldo


Venerdì sera ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Damo Suzuki che è stato il cantante dei CAN, leggendario gruppo tedesco tra gli alfieri del krautrock.
Persona tranquilla e gradevolissima, Suzuki è anche un eccellente cuoco. Presso lo studio fotografico dove era ospite, ha preparato una gustosa cena vegetariana per la band con cui avrebbe suonato e anche per me che mi sono ritrovato invitato a mia insaputa...
Come primo una crema di zucca, patate e porri; come piatto di mezzo una ricca insalata mista con scaglie di parmigiano; come secondo dei pancake di patate con funghi trifolati e panna.
Poi 50 minuti di improvvisazione con altri sei musicisti che non aveva mai visto né conosciuto prima di salire sul palco, anche questa roba per palati fini…
Bellissima serata, come del resto, quella di giovedì quando presso le Officine Creative Ansaldo ho assistito al concerto degli Swans, band newyorkese di noise rock capitanata da quello sciamano pazzo chiamato Michael Gira.
Tre ore tre di inferno sonoro, di devastazione auricolare, di clangori assordanti ma sublimi... un'esperienza lisergica senza bisogno di assumere additivi...
 
Dopo due giorni le orecchie ancora mi rombano ma ho passato due serate come non mi capitava da tempo: musica, amici e buona cucina…
 
Aloha.

mercoledì 25 luglio 2012

Tindersticks @ Villa Arconati, Castellazzo di Bollate



È difficile catalogare la musica dei Tindersticks. Indie rock? Chamber pop? Un bel “chissenefrega” e passa la paura. Mi piacciono e questo mi basta.

Ultimo concerto quello di ieri sera prima di partire per un po’ di vacanze, spero migliori di quelle dello scorso anno.

Atmosfera rilassata, quasi conviviale, circa 600 posti a sedere che verranno velocemente occupati dal pubblico che assisterà al concerto in attento e rispettoso, quasi religioso, silenzio.

Il sestetto di Nottingham si presenta sul palco alle 21:30 e per 90 minuti suonerà attingendo molto dall’ultimo album, The Something Rain, pubblicato lo scorso febbraio.
I brani che mi sono piaciuti di più sono stati Chocolate, evocativa e toccante musicalmente quanto bizzarra nel testo con finale a sorprea, Medicine, come bis, una versione dilatata e commovente della strumentale Goodbye Joe a chiudere l’esibizione e l'immensa Show Me Everything, il brano più bello dell'ultimo album, nel mezzo tante altre belle canzoni malinconicamente delicate e avvolgenti come il golf a cui si è più affezionati.

I Tindersticks sono il classico gruppo che mi piacerebbe trovare sempre presso il pub vicino a casa: pinta di birra, concerto e poi a dormire felice come un bambino.

Aloha.

martedì 24 luglio 2012

Patti Smith @ Villa Arconati, Castellazzo di Bollate



Sinceramente non so cosa scrivere, ho visto Patti Smith talmente tante volte che le parole le ho esaurite praticamente tutte.

Nulla da dire sulla sua professionalità e sull’impegno che Patti profonde nelle sue performance ma le 66 primavere di una vita vissuta intensamente iniziano a farsi sentire anche per lei a partire dall’oculata scelta dei brani della setlist.
Già, perché se l'artista di Chicago vuole chiudere con il doppio botto, Gloria e Rock ‘n’ Roll Nigger, deve obbligatoriamente risparmiarsi in precedenza ripiegando su brani molto tranquilli come We Three, Peaceable Kingdom et similia, affidarsi a una versione recitata di People Have The Power e prendere un po’ di fiato durante il medley Night Time/(We Ain’t Got) Nothin’ Yet/Born To Lose/Pushin’ Too Hard affidato all’immarcescibile Lenny Kaye.

Tutto sommato un buon concerto, sicuramente meglio di quello tenuto insieme a La casa del Vento ma decisamente inferiore a quello parigino del gennaio 2011 alla Salle Pleyel.

Nota veramente stonata le famigliole con bambini nei passeggini che davano una patina nazionalpopolare da sagra di paese di cui non si sentiva proprio il bisogno.

Aloha.

Setlist:
- Redondo Beach
- Dancing Barefoot
- April Fool
- Fuji San
- This Is The Girl
- Ghost Dance
- Distant Fingers
- Beneath The Southern Cross
- Medley: Night Time/(We Ain’t Got) Nothin’ Yet/Born To Lose/Pushin’ Too Hard
- We Three
- Nine
- Pissing In A River
- Because The Night
- Peaceable Kingdom
- People Have The Power (spoken)
- Gloria
Encore:
- Banga
- Rock ‘n’ Roll Nigger

sabato 21 luglio 2012

Joan as Police Woman @ Villa Simonetta, Milano



Joan Wasser non delude mai!

Nella rinascimentale cornice di Villa Simonetta, attualmente sede della Civica Scuola di Musica, ieri sera si è potuto assistere a uno dei migliori concerti della cantante newyorkese.

Cappello di paglia blu, t-shirt nera senza maniche raffigurante la copertina di Loaded dei Velvet Underground, cargo scuri e un paio di improbabili scarpe bianche con il tacco, così si presenta alle 21:30 sul palco una sorridente e caricata Joan.
L’avvio è affidato a un brano nuovo Stay, soul/funk rivisitato nel suo personalissimo stile.
A seguire Run For Love (in una versione che sembra interpretata da Isaac Hayes sotto Lsd), Kiss The Specifics, The Magic, Flash (in un nuovo e sofferto arrangiamento), Christobel, Chemmie e molti altri ancora.
A metà esibizione nuovo inedito, Morning Bell, brano complesso, jazzatissimo, uno dei migliori.
A chiudere, come bis, un altro inedito, anzi “Questo pezzo lo suoniamo dal vivo per la prima volta questa sera” annuncia Joan, What The World, una lunga cavalcata in stile Neil Young eseguita sotto le prime gocce di un temporale estivo che non ha permesso ulteriori esecuzioni. A me è la canzone che è piaciuta di più.
Sono mancati all’appello due suoi cavalli di battaglia, Save Me e la bowiana Sweet Thing ma sono state egregiamente compensate dalle nuove canzoni.
90 minuti di concerto volati via in un soffio.

Come sempre Joan si è dimostrata all’altezza della situazione con la sua comunicatività, scherzando con il pubblico - “Is the stage on fire?” esclama ridendo quando la macchina del fumo viene inaspettatamente accesa - ed empatia merito anche di un’atmosfera molto rilassata, più da serata tra amici che di concerto ingessato. Sembra anche molto migliorata a livello chitarristico.
A sostenerla i fidati e inseparabili Parker Kindred  alla batteria e Tyler Wood alle tastiere.

Aloha.

venerdì 13 luglio 2012

Paul Weller @ Castello Sforzesco, Vigevano (Pv)


Storica e un po’ decadente location quella di “10 giorni suonati!”, il festival organizzato dal comune di Vigevano presso il locale Castello Sforzesco.

Ieri sera quasi due ore di concerto per il cinquantaquattrenne Modfather, tra alti e bassi.
L’inizio da finto gggiovane con brani dagli ultimi due lavori mi è parso abbastanza svogliato e Weller sembrava facesse finta di suonare la chitarra.
Si è iniziato a ragionare dopo una ventina di minuti quando l’ex Style Council si è seduto al piano elettrico e ha intonato una suggestiva versione di Stanley Road in stile blaxploitation. Altro buon momento il dub di Study In Blue.
Si sono quindi alternati brani nuovi (poco riusciti e ancora meno convincenti visto la poca partecipazione del pubblico) e vecchi (eseguiti con tutt’altro impegno e trasporto e premiati da lunghi applausi dei non numerosi presenti).
Veramente riuscite le esecuzioni di Foot Of The Mountain, Whirlpool’s End e The Changingman.
Nei bis hanno trovato spazio anche altri tre brani dei Jam e In The City è stata salutata con un’ovazione.

Tutto sommato un buon concerto, Weller si spende molto e rimane un grande animale da palcoscenico sicuramente più convincente nella sua versione live che studio - e i ben 7 album live pubblicati in vent'anni di carriera solista ne sono la lampante testimonianza - ma dovrebbe rivedere la setlist (*), ché il pubblico sembra rimanere abbastanza freddo ai suoi ultimi lavori ma gradire sempre moltissimo il suo repertorio classico.

Aloha.

(*)
1) Wake Up The Nation [Wake Up The Nation]
2) 22 Dreams [22 Dreams]
3) Moonshine [Wake Up The Nation]
4) Kling I Klang [Sonik Kicks]
5) Into Tomorrow [Paul Weller]
6) Stanley Road [Stanley Road]
7) That Dangerous Age [Sonik Kicks]
8) The Attic [Sonik Kicks]
9) From The Floorboards Up [As Is Now]
10)  Start! [The Jam – Sound Affects]
11)  Pieces Of A Dream [Wake Up The Nation]
12)  Fast car / Slow Traffic [Wake Up The Nation]
13)  Around The Lake [Sonik Kicks]
14)  Study In Blue [Sonik Kicks]
15)  Dragonfly [Sonik Kicks]
16)  You Do Something To Me [Stanley Road]
17)  Foot Of The Mountain [Wild Wood]
18)  Drifters [Sonik Kicks]
19)  Paperchase [As Is Now]
20)  Echoes ‘Round The Sun [22 Dreams]

Bis:
21)  Broken Stones [Stanley Road]
22)  All I Wanna Do (Is Be With You) [22 Dreams]
23)  Art School [The Jam – In The City]
24)  In The City [The Jam – In The City]
25)  The Changingman [Stanley Road]

Bis 2:
26)  Town Called Malice [The Jam – The Gift]

sabato 21 aprile 2012

Killing Joke @ Live Music Club, Trezzo sull'Adda



Visti ieri sera al Live Music Club di Trezzo sull'Adda, mia prima uscita serale dopo 256 giorni...

Gran bel concerto: intenso e breve (un'ora e un quarto bis inclusi) come si conviene alla band che si è presentata nella formazione originale con l'aggiunta di un mini tastierista, un tappetto tatuato che se non c'era era lo stesso.

Coleman fa il suo ingresso sul palco in tuta mimetica e con i capelli tinti di un'imbarazzante color nero liquirizia ma rimane il grande performer che era già trent'anni fa, anzi è ulteriormente migliorato.
Il resto della band produce un costante e granitico muro sonoro che inizia da Requiem, brano d'apertura, passando per Pandemonium, fino ad approdare alla sempiterna War Dance.

Peccato che il pubblico non fosse numerosissimo.

Aloha.

venerdì 22 luglio 2011

Joan As Policewoman @ Villa Arconati, Bollate



Per la seconda volta in due anni Joan Wasser si è esibita nella suggestiva e decadente cornice di Villa Arconati in quel di Castellazzo di Bollate.
Purtroppo anche questa volta la grintosa musicista del Maine, ma newyorkese d’adozione, ha dovuto fare da spalla a un altro artista: nel 2009 alla overrated e insulsa Regina Spektor, quest’anno a Lyle Lovett, spacciatore texano di country da supermercato (le numerose defezioni del pubblico durante la sua esibizione mi hanno riempito di perversa soddisfazione).

Sorridente e inguainata in una tuta argento che riproduce le squame di un serpente, Joan si è presentata puntuale sul palco insieme al fido Parker Kindred ai tamburi e Tyler Wood al moog bass e tastiere.
Purtroppo la stringata ora di concerto (non ci sarà nemmeno un bis) le ha consentito di eseguire solo parzialmente il suo abituale repertorio ma la sempiterna “Save me” (che da sola vale sempre il prezzo del biglietto) non è mancata come non sono mancate “Flash”, eseguita in una versione particolarmente onirica e con sperimentazioni vocali mai ascoltate, la funkeggiante “The Magic”, l’oscura e sulfurea “Run for love” che avrebbe fatto inorgoglire anche Isaac Hayes, la raffinata “Kiss the specifics” e la rilassata “Human condition”.

Concerto minimale e d’atmosfera molto space-oriented con marcate influenze funk psichedeliche (Funkadelic) completato dalla grande capacità d’interazione con il pubblico e dall’innata simpatia.
Ho visto Joan parecchie volte in concerto e non l’ho mai sentita eseguire due volte lo stesso brano con lo stesso arrangiamento, il paragone potrà sembrare azzardato ma mi ha ricordato Bob Dylan.
Mi piacerebbe che il prossimo tour la vedesse sul palco con una formazione un po’ più corposa: un contrabbasso e un sassofono sarebbero perfetti.

La mia gamba destra immobilizzata purtroppo non mi permetterà di poter assistere al concerto di martedì prossimo a Sestri Levante, dove festeggerà il suo compleanno sul palco…

Aloha.

sabato 9 luglio 2011

Lou Reed @ Arena Civica, Milano



Ho visto Lou Reed in concerto una sola volta, era il 15 febbraio 1975 al Palalido.
Vestito di nero, biondissimo e drogatissimo ebbe solo il tempo di eseguire “Sweet Jane” poi una trentina di stronzi sommersero il palco di sanpietrini e bottiglie.
In Italia non venne a suonare più nessuno per alcuni anni.

Capisco che dopo 45 anni di attività possa venire a noia eseguire sempre gli stessi brani ma eliminare dal proprio repertorio “Walk on the wildside”, “Vicious”, “I’m waiting for the man”, “Heroin”, solo per citare le prime quattro canzoni che mi vengono in mente e che sono i pezzi che lo hanno reso famoso, è stata una scelta veramente infelice.
Un po’ come se Patti Smith non eseguisse più in concerto “Because the night”, “People have the power”, “Gloria”… o gli Stones decidessero di non proporre più “(I can’t get no) Satisfaction”, “Brown sugar”, “Sympathy for the devil”…

Il concerto si è trascinato tra alti e bassi, pochi i primi di più i secondi.
Dall’imbarazzante esordio con la velvetiana “Who loves the sun” a un’eccellente versione di “Ecstasy”, da una vibrante “Femme fatale” alla caotica “The bells” per finire con un’altrettanto imbarazzante esecuzione di “Pale blue eyes” che ha chiuso un concerto che è andato a spegnersi come una candelina canzone dopo canzone.
Vocalmente sotto tono, Reed è apparso come una persona sofferente, svogliata e con evidenti problemi di deambulazione ma che da professionista ha onorato alla meglio l’impegno preso.
La band, tra cui gli ottimi Tony “Thunder” Smith dietro ai tamburi a dirigere le operazioni, Sarth Calhoun a tessere i tappeti sonori e Tony Diodore alla chitarra ma soprattutto al violino, ha eseguito il compitino senza sbavature.
Il pubblico, numerosissimo, ha però gradito l’esibizione, a Lou Reed si può perdonare questo e altro.

Aloha.

domenica 8 maggio 2011

Risotto con asparagi e concerto, what else?


Risotto con asparagi
Ingredienti (per 4 persone) : riso carnaroli 400 gr., asparagi 1 kg., brodo vegetale 1,2 lt., parmigiano reggiano grattugiato 4 cucchiai da tavola, burro 60 gr., olio 1 cuchiaio da tavola, sale e pepe q.b.

Preparazione : lavare gli asparagi, eliminare la parte più coriacea vicino alle radici. Tagliare le punte e tenerle da parte. Tagliare il tronco degli asparagi a piccoli pezzetti e tenerli da parte. Fare sciogliere 30 gr. di burro in due tegami e quando sarà leggermente colorito inserire in uno le punte e nell’altro i pezzetti; salare, pepare e aggiungere poca acqua. Cuocere le punte al dente, circa 10 minuti, e tenerle da parte.
Portare a cottura gli asparagi a pezzetti finché saranno ben cotti 15/20 minuti quindi renderli una crema con un frullatore a immersione e tenerli da parte.
In una casseruola fare sciogliere 30gr. di burro e due cucchiai d’olio e tostare il riso quindi iniziare ad aggiungere un paio di ramaioli di brodo. Proseguire la cottura aggiungendo un po’ di brodo alla volta.
A ¾ della cottura aggiungere un po’ di crema di asparagi, è difficile dare una quantità precisa ma la crema deve avvolgere il riso senza annegarlo.
A fine cottura aggiungere il burro rimasto freddissimo, il parmigiano e amalgamare bene. Eventualmente aggiustate di sale.
Fare riposare coperto per un paio di minuti e poi servire nei piatti con le punte degli asparagi come decorazione.
Se dopo il riposo il risotto non dovesse risultare abbastanza morbido aggiungete pochissimo brodo caldo.

La qualità del risotto era inversamente proporzionale a quella della foto che così indegnamente lo raffigura.

Il Bitte è un circolo ARCI dall’atmosfera berlinese in via Watt (zona Navigli) ma fuori dalle rotte della pseudo-movida milanese palestrata e lampadata.
Sul palco i Peter Sellers & The Hollywood Party, storica band milanese della nouvelle vague neo psichedelica di fine anni ’80, alla loro terza apparizione live dopo uno iato di oltre vent’anni.
Il mio sarebbe ovviamente un parere di parte quindi non lo scriverò. Dirò solo che non c’è alcuna ombra di stantia nostalgia nell’esecuzione dei vecchi brani e che quello nuovo, “In the city”, è proprio bello, e questo mi basta.

Aloha.

p.s.:
Avviso ai musicanti: Pregasi di non togliere dalle future set list “Chaotic Shampoo & Strange Rock 'N' Roll”, please… eh…eh…eh…

domenica 3 aprile 2011

Lydia Lunch @ Magnolia, Milano


Lydia Lunch in forma sia fisica (molto dimagrita rispetto al barilotto che era solo pochi mesi fa) che vocale e gruppo (i Gallon Drunk) che non delude mai.

Gran bel concerto, misurato nei modi (niente istrionismi ma una concreta ed essenziale presenza scenica) e nei tempi (un’ora di performance bis incluso) e proprio per questo carico di tutto il marciume che la nostra cinquantaduenne, ieri sera in versione "Anna Magnani della Bowery", si porta appresso dai tempi del CBGB's e che continua ad aspergere con dedizione.

Repertorio recente in buona parte tratto dall'ottimo "Big Sexy Noise" e tributo a Lou Reed con una strepitosa versione di Kill Your Sons come bis.

Pubblico formato dai soliti (e pochi) noti.

Unica pecca l’incivile orario d’inizio del concerto: mezzanotte in punto.

Personalmente un concerto da 7.5.

Aloha.